E’ una mattina, ormai è quasi pomeriggio, di un martedì di primavera di quasi un anno fa, siamo a scuola,durante l’ultimo cambio dell’ora annuncio ad E., un mio compagno di classe una scoperta sconvolgente: una canzone di Ligabue assomiglia troppo ad una canzone dei Guns ‘N’ Roses scritta qualche anno prima.
Si sa, con E. non si può restare seri e cosi in men che non si dica ci ritroviamo a cantare quella stessa canzone sbattendo le mani sul banco,come per darci il ritmo. Come sempre il tempismo mi è nemico ed ecco che entra il professore di Diritto “scegliete chi dei due se ne va fuori”. Non ho voglia di discutere dei suoi con lui anche oggi, né tantomeno ho voglia di chiedermi se in italiano corretto si debba dire “ se ne deve andare fuori”; inoltre è una bella giornata, mi alzo e mi dirigo verso la porta salutando i compagni, sapendo che prima della fine dell’ora non rientrerò.
Vado in bagno, eccola. È là al telefono, parla col padre. Sta fumando, io faccio finta di niente, come si dovrebbe fare in queste occasioni, infastidita, non so dall’interlocutore o da me, saluta di corsa e attacca. Ne approfitto subito, le scrocco una sigaretta, la guardo... io e te ci conosciamo...ma si sei l’amica della M. ti avevo già visto,ecco dove.
Finisce la sua sigaretta, va in classe e ne porta un altro paio, lucky strike. Iniziamo subito a chiacchierare, perché forse è meglio che stare qui un’ora a fumare in silenzio, nessuno sa cosa dire, cosi iniziamo con un po’ con domande di circostanza. “sei stato buttato fuori? Perché?” “tu invece? Come mai qui?”. Poi, per quanto mi riguarda, mi trovo bene e cosi iniziamo discorsi sì di rito, ma parliamo con piacere. Proferiamo di bigiate, quante, come e con chi, di mamme che si preoccupano per noi, della scuola che potrebbe andare meglio e che ci ha quasi scoperto per un pelo quelle stesse bigiate, ma per fortuna non è mai successo,parliamo anche di questo blog, sono cosi vecchio? intanto le sigarette mi vengono offerte con molta facilità e sempre con un sorriso.
Si continua a parlare fino che ad un certo punto, con gli occhi sorridenti, se ne esce fuori proponendomi di fare un gioco di carte, una specie di trucco di magia, oggi penserei che probabilmente non le sia mai riuscito con nessuno e voleva vedere se almeno con me sarebbe riuscita a spuntarla.
Il primo glielo faccio riuscire, perché mi fa tenerezza vedere come si impegna, vedendo che le è riuscito, vuole fare subito anche il secondo, così si dimentica di dirmi un particolare necessario e purtroppo glielo rovino.
Lei ci rimane male, gonfia le guancie e incrocia le braccia, io mi scuso, lei ride. Suona la campanella, ci salutiamo. Ciao alla prossima.
Torno in classe,faccio la zaino e riflettendo su un particolare chiedo alla mia amica:: “Hey M. Ma la tua amica, quella di 3°D…come si chiama?”