Bogna

Siamo i figli di mezzo della storia, non abbiamo né uno scopo né un posto. Non abbiamo la grande guerra né la grande depressione. La nostra grande guerra è quella spirituale, la nostra grande depressione è la nostra vita (Fight Club)
martedì, 15 aprile 2008

evidenziatore

Listening To: Luciano Ligabue - Eri Bellissima
                          The Blues Brothers - Everybody Need Somebody To Love

A Como ci sono pochi vucumprà. Ormai li conosco tutti. C’è quello vestito da scemo .C’è quello insistente. E c’è quello che vende i libri, in realtà questo non è altro che una fusione dei due precedenti: è vestito da scemo ed è insistente. Io, ve lo giuro, ho provato in tutti i modi a dissuaderlo. Se devo comprare un libro esco di casa con l’idea già in testa, idea avuta mesi prima,tra l’altro,per cui non i soldi che ho dietro mi servono per una corona ed un panino Van Gogh al Sunshine Cafè, per cui dopo i “Non ho soldi”,dopo i “No dai”, dopo “Non ora” ho trovato un metodo per non fare insistere più quel ragazzo. La scena che si presenta è sempre la solita,cioè questa: Sto camminando e Pelo mi avvisa che l’ormai nostro amico è vicino, mi schiarisco la voce e fisso negli occhi i miei accompagnatori, lui mi porge questo giornale (probabilmente datato aprile 1992) io muovendo la mano dico “Non so leggere”.

 

La cosa strana è che ogni volta  mi maledice dicendo qualcosa che assomiglia troppo  alla parola

“Evidenziatore”

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sabato, 05 aprile 2008

Listening To: Fabrizio De André - Valzer per un amore
                          Radiohead - Creep (Versione Acustica)
                          Radiohead - Just

E’ una mattina, ormai è quasi pomeriggio, di un martedì di  primavera di quasi un anno fa, siamo a scuola,durante l’ultimo cambio dell’ora annuncio ad E., un mio compagno di classe una scoperta sconvolgente: una canzone di Ligabue assomiglia troppo ad una canzone dei Guns ‘N’ Roses scritta qualche anno prima.
Si sa, con E. non si può restare seri e cosi in men che non si dica ci ritroviamo a cantare quella stessa canzone sbattendo le mani sul banco,come per darci il ritmo. Come sempre il tempismo mi è nemico ed ecco che entra il professore di Diritto “scegliete chi dei due se ne va fuori”. Non ho voglia di discutere dei suoi con lui anche oggi, né tantomeno ho voglia di chiedermi se in italiano corretto si debba dire “ se ne deve andare fuori”; inoltre è una bella giornata, mi alzo e mi dirigo verso la porta salutando i compagni, sapendo che prima della fine dell’ora non rientrerò.
Vado in bagno,
eccola. È là al telefono, parla col padre. Sta fumando, io faccio finta di niente, come si dovrebbe fare in queste occasioni, infastidita, non so dall’interlocutore o da me, saluta di corsa e attacca. Ne approfitto subito, le scrocco una sigaretta, la guardo... io e te ci conosciamo...ma si sei l’amica della M. ti avevo già visto,ecco dove.
Finisce la sua sigaretta, va in classe e ne porta un altro paio, lucky strike. Iniziamo subito a chiacchierare, perché forse è meglio che stare qui un’ora a fumare in silenzio, nessuno sa cosa dire, cosi iniziamo con un po’ con domande di circostanza.  “sei stato buttato fuori? Perché?” “tu invece? Come mai qui?”. Poi, per quanto mi riguarda, mi trovo bene e cosi iniziamo discorsi sì di rito, ma parliamo con piacere.  Proferiamo di bigiate, quante, come e con chi, di mamme che si preoccupano per noi, della scuola che potrebbe andare meglio e che ci ha quasi scoperto per un pelo quelle stesse bigiate, ma per fortuna non è mai successo,parliamo anche di questo blog, sono cosi vecchio? intanto le sigarette mi vengono offerte con molta facilità e
sempre con un sorriso.
Si continua a parlare fino che ad un certo punto, con gli occhi sorridenti, se ne esce fuori proponendomi di fare un gioco di carte, una specie di trucco di magia, oggi penserei che probabilmente non le sia mai riuscito con nessuno e voleva vedere se almeno con me sarebbe riuscita a spuntarla.
Il primo glielo faccio riuscire, perché mi fa tenerezza vedere come si impegna, vedendo che le è riuscito, vuole fare subito anche il secondo, così si dimentica di dirmi un particolare necessario e purtroppo glielo rovino.
Lei ci rimane male,
gonfia le guancie e incrocia le braccia, io mi scuso, lei ride. Suona la campanella, ci salutiamo. Ciao alla prossima.
Torno in classe,faccio la zaino e riflettendo su un particolare chiedo alla mia amica:: “Hey M. Ma la tua amica, quella di 3°D…come si chiama?”




Ci credi, Clare, che è passato solo un anno? mi sembra di conoscerti da sempre.



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